È necessario conservare tutto?
Di Frédéric Rolland
L'idea di conservare le pellicole cinematografiche non è un'evidenza, anche se questa preoccupazione è antica e risale agli albori del cinema, se crediamo al fotografo polacco Boleslaw Matuszewski, il quale, in Francia, reclama fin dal 1898 la conservazione delle pellicole per le generazioni future.
Dei collezionisti come il britannico Will Day, oltre, ovviamente, al francese Henri Langlois nell'ambito della Cineteca francese, sono stati tra i primi a reclamare a gran voce, fronteggiando l'incomprensione dell'industria cinematografica e persino l'ostilità degli aventi diritto, delle azioni per costituire delle scorte di opere rappresentative di quella che è poi diventata, secondo l'espressione proposta nel 1921 da Ricciotto Canudo, la “Settima Arte”. Il film è diventato un patrimonio riconosciuto solo dopo un lento susseguirsi di eventi, dalla creazione delle prime cineteche educative durante gli anni '20, o delle prime grandi cineteche durante gli anni '30, fino ai recenti progetti di digitalizzazione.
I rischi della conservazione delle pellicole nell'ambito dell'industria cinematografica hanno portato alla scomparsa di una quantità considerevole di film. Questi ultimi erano, in effetti, sia delle “opere d'arte” che degli “oggetti di consumo”, diventando così spesso rapidamente obsoleti.
Persino alcuni autori, come lo stesso Georges Méliès, hanno, per rabbia, distrutto i loro propri film vittime di un anonimato crescente. Non tutti i film sono giudicati secondo dei criteri oggettivi e la gerarchizzazione del valore presunto di un film è sempre stata presente nella storia del cinema e fino ai giorni nostri. Tutti i generi e tipi di film ne sono stati delle vittime illustri, sparendo a migliaia perché giudicati inutili dall'industria cinematografica. All'inizio dello sfruttamento industriale del cinema, i film erano, per esempio, spesso distrutti dagli stessi produttori, per essere riciclati o per stimolare la produzione di nuovi film.
I film istituzionali, per esempio, possono ancor oggi essere vittima di una mancanza di interesse da parte delle persone capaci eventualmente di salvarli dalla distruzione.
Numerosi film, soprattutto quelli che si trovano ai “confini del cinema” (come le serie B), meritano di essere conservati, visto che potrebbero forse mancare alle cineteche del futuro.
Un qualsiasi film ha un valore almeno documentario ed è una testimonianza della sua epoca. Come diceva Henri Langlois, fondatore della Cineteca francese: “È necessario conservare tutto!”. Uno dei motivi che spingono ad adottare questa posizione radicale è che il nuovo modello economico e culturale della distribuzione di opere digitalizzate via Internet permette di prendere in considerazione una richiesta per un qualsiasi film detto “di archiviazione”. Per mettere tali film a disposizione dei richiedenti sotto forma digitale, è però necessario che le pellicole fotochimiche siano state conservate.
Dei collezionisti come il britannico Will Day, oltre, ovviamente, al francese Henri Langlois nell'ambito della Cineteca francese, sono stati tra i primi a reclamare a gran voce, fronteggiando l'incomprensione dell'industria cinematografica e persino l'ostilità degli aventi diritto, delle azioni per costituire delle scorte di opere rappresentative di quella che è poi diventata, secondo l'espressione proposta nel 1921 da Ricciotto Canudo, la “Settima Arte”. Il film è diventato un patrimonio riconosciuto solo dopo un lento susseguirsi di eventi, dalla creazione delle prime cineteche educative durante gli anni '20, o delle prime grandi cineteche durante gli anni '30, fino ai recenti progetti di digitalizzazione.
I rischi della conservazione delle pellicole nell'ambito dell'industria cinematografica hanno portato alla scomparsa di una quantità considerevole di film. Questi ultimi erano, in effetti, sia delle “opere d'arte” che degli “oggetti di consumo”, diventando così spesso rapidamente obsoleti.
Persino alcuni autori, come lo stesso Georges Méliès, hanno, per rabbia, distrutto i loro propri film vittime di un anonimato crescente. Non tutti i film sono giudicati secondo dei criteri oggettivi e la gerarchizzazione del valore presunto di un film è sempre stata presente nella storia del cinema e fino ai giorni nostri. Tutti i generi e tipi di film ne sono stati delle vittime illustri, sparendo a migliaia perché giudicati inutili dall'industria cinematografica. All'inizio dello sfruttamento industriale del cinema, i film erano, per esempio, spesso distrutti dagli stessi produttori, per essere riciclati o per stimolare la produzione di nuovi film.
I film istituzionali, per esempio, possono ancor oggi essere vittima di una mancanza di interesse da parte delle persone capaci eventualmente di salvarli dalla distruzione.
Numerosi film, soprattutto quelli che si trovano ai “confini del cinema” (come le serie B), meritano di essere conservati, visto che potrebbero forse mancare alle cineteche del futuro.
Un qualsiasi film ha un valore almeno documentario ed è una testimonianza della sua epoca. Come diceva Henri Langlois, fondatore della Cineteca francese: “È necessario conservare tutto!”. Uno dei motivi che spingono ad adottare questa posizione radicale è che il nuovo modello economico e culturale della distribuzione di opere digitalizzate via Internet permette di prendere in considerazione una richiesta per un qualsiasi film detto “di archiviazione”. Per mettere tali film a disposizione dei richiedenti sotto forma digitale, è però necessario che le pellicole fotochimiche siano state conservate.
Dei volumi d'archivio considerevoli ma incompleti
Davanti ai problemi di spazio negli archivi, nei laboratori o in altri luoghi, si pone spesso la domanda di sapere se sia o meno necessario conservare tutte le copie e gli elementi di un film o, in generale, tutti i film. I volumi di pellicole conservati in alcuni archivi o cineteche sono talmente importanti che l'inventario degli stessi è molto complicato e accumula talvolta, in alcuni luoghi, degli anni interi di ritardo rispetto ai depositi.
La distruzione delle copie dopo lo sfruttamento commerciale per il riciclaggio dei materiali è un sistema che esiste da molto tempo nel settore del cinema e che permette di controllare la circolazione e lo sfruttamento dei film; può però talvolta succedere, in seguito a vari incidenti, problemi di conservazione o altro, che le copie conservate in piccole quantità siano inutilizzabili e che sia quindi necessario disporre degli elementi originali, che spesso non esistono più o che sono troppo danneggiati. Bisogna quindi essere prudenti, perché in numerosi casi dei doppioni avrebbero potuto salvare dei film dall'oblio, anche se è vero che continuiamo a scoprire continuamente delle copie rare o antiche, talvolta in dei luoghi impensabili.
Per quanto concerne le copie multiple nei formati substandard delle cineteche educative, destinate al prestito (fino agli anni '90), la loro distruzione non pone dei grossi problemi (benché queste copie facilitino talvolta l'accesso ai film), ma ciò non è vero nella maggior parte degli altri casi.
Nelle collezioni di film, siano esse pubbliche o private, coesistono numerosi tipi di formati di pellicola. Questa eterogeneità dei supporti (che complica talvolta la valorizzazione delle opere) può, al contrario, permettere di ritrovare un film su un altro tipo di supporto. È necessario quindi essere molto prudenti prima di distruggere un film, anche se in copia substandard, e sarebbe preferibile assicurarsi che un elemento sfruttabile e di buona qualità esiste altrove.
Qual è il valore di una copia?
Il prezzo di fabbricazione delle copie di film, il loro trasporto e persino la loro distruzione rappresentano dei costi che il passaggio al digitale eliminerà. Questa “rivoluzione digitale” modificherà anche l'accesso ai film, che si presenteranno in futuro sotto una forma immateriale. Alcuni film impiegheranno tuttavia dei decenni prima di essere digitalizzati, perché giudicati poco importanti sotto il profilo del loro valore morale o economico. Il rischio esiste che alcuni film non approfittino mai di questo trasferimento di supporto, visto che una corsa contro il tempo è iniziata per molti film minacciati di distruzione a causa della loro fragilità.
C'è stata una qualche polemica (in particolare al momento del lancio del progetto nitrato in Francia all'inizio degli anni '90 - Leggere l'articolo La conservazione dei film) sulla necessità di conservare o meno gli elementi originali (come le pellicole in nitrato) nei casi in cui esiste un controtipo su una copia “Safety” (ovvero sicura, come l'acetato o il poliestere), molto più stabile nel tempo. Ogni trasferimento di supporto o copia comporta (quale che sia il metodo utilizzato, analogico o digitale) delle perdite più o meno importanti di dati, salvo, in teoria, quando si tratta di una copia non compressa di un file digitale.
Il negativo originale di un film, se esiste ancora, contiene, anche per un vecchio film, una quantità di informazioni considerevole che potremo senza dubbio valorizzare meglio in futuro, quando disporremo di tecnologie più funzionali o, soprattutto, più abbordabili dal punto di vista economico. Per ogni film, i responsabili si pongono delle domande conflittuali e inestricabili sulla scelta della salvaguardia rispetto alle considerazioni finanziarie, sull'importanza del film dal punto di vista estetico o storico, ecc. La conservazione dei supporti originali è un atteggiamento che dovrebbe essere assunto da tutte le cineteche e da tutti gli archivi, soprattutto all'epoca di una digitalizzazione spesso effettuata secondo delle norme in piena evoluzione e che sono ben lungi dal fare l'unanimità. Gli elementi “originali” capaci di resistere all'usura del tempo permetteranno, in futuro, in numerosi casi, di sfruttare meglio l'immagine, grazie a delle digitalizzazioni più rispettose del supporto originale, e persino le informazioni contenute sulla pellicola.
Una copia deve essere distrutta solamente se, da un lato, la sua copia (o la sua digitalizzazione) è già stata correttamente effettuata, e, dall'altro, se il suo stato di conservazione è diventato pessimo.
D'altronde, visto che non esistono ancora dei supporti capaci di garantire con certezza una conservazione sul lungo periodo alla comunità degli archivi, un “ritorno” sulle pellicole 35 mm in poliestere è, per il momento, sempre indispensabile per tutti i film, anche quelli 100% digitali.
Il prezzo di fabbricazione delle copie di film, il loro trasporto e persino la loro distruzione rappresentano dei costi che il passaggio al digitale eliminerà. Questa “rivoluzione digitale” modificherà anche l'accesso ai film, che si presenteranno in futuro sotto una forma immateriale. Alcuni film impiegheranno tuttavia dei decenni prima di essere digitalizzati, perché giudicati poco importanti sotto il profilo del loro valore morale o economico. Il rischio esiste che alcuni film non approfittino mai di questo trasferimento di supporto, visto che una corsa contro il tempo è iniziata per molti film minacciati di distruzione a causa della loro fragilità.
C'è stata una qualche polemica (in particolare al momento del lancio del progetto nitrato in Francia all'inizio degli anni '90 - Leggere l'articolo La conservazione dei film) sulla necessità di conservare o meno gli elementi originali (come le pellicole in nitrato) nei casi in cui esiste un controtipo su una copia “Safety” (ovvero sicura, come l'acetato o il poliestere), molto più stabile nel tempo. Ogni trasferimento di supporto o copia comporta (quale che sia il metodo utilizzato, analogico o digitale) delle perdite più o meno importanti di dati, salvo, in teoria, quando si tratta di una copia non compressa di un file digitale.
Il negativo originale di un film, se esiste ancora, contiene, anche per un vecchio film, una quantità di informazioni considerevole che potremo senza dubbio valorizzare meglio in futuro, quando disporremo di tecnologie più funzionali o, soprattutto, più abbordabili dal punto di vista economico. Per ogni film, i responsabili si pongono delle domande conflittuali e inestricabili sulla scelta della salvaguardia rispetto alle considerazioni finanziarie, sull'importanza del film dal punto di vista estetico o storico, ecc. La conservazione dei supporti originali è un atteggiamento che dovrebbe essere assunto da tutte le cineteche e da tutti gli archivi, soprattutto all'epoca di una digitalizzazione spesso effettuata secondo delle norme in piena evoluzione e che sono ben lungi dal fare l'unanimità. Gli elementi “originali” capaci di resistere all'usura del tempo permetteranno, in futuro, in numerosi casi, di sfruttare meglio l'immagine, grazie a delle digitalizzazioni più rispettose del supporto originale, e persino le informazioni contenute sulla pellicola.
Una copia deve essere distrutta solamente se, da un lato, la sua copia (o la sua digitalizzazione) è già stata correttamente effettuata, e, dall'altro, se il suo stato di conservazione è diventato pessimo.
D'altronde, visto che non esistono ancora dei supporti capaci di garantire con certezza una conservazione sul lungo periodo alla comunità degli archivi, un “ritorno” sulle pellicole 35 mm in poliestere è, per il momento, sempre indispensabile per tutti i film, anche quelli 100% digitali.
Frédéric ROLLAND
Docente presso l'Università Paris-Est Marne-la-Vallée (Francia), organizza dei corsi sulla tecnica dei supporti audiovisivi, sugli archivi cinematografici e sulla sociologia dei media. Collezionista di film e membro della Cineteca francese, opera per un riavvicinamento tra i centri d'archivio e le persone che dispongono di film talvolta rari o unici. Frédéric Rolland ha appena terminato una tesi di dottorato presso l'Università di Versailles Saint-Quentin (Francia) dal titolo “Le collezioni private di film cinematografici su supporto tradizionale in Francia”.
(Giugno 2009)
(Giugno 2009)
La collezione
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