Libretto: Les Pirates du Rhône


(Pirati del Rodano)
Data di produzione: 1933

Coautore e coregista de Les Pirates du Rhône, Jean Aurenche ci spiega il progetto e la realizzazione del film.

 


Avevo un amico tecnico che si chiamava Pierre Charbonnier (un ottimo pittore che è stato in seguito decoratore per numerosi film di Robert Bresson). Charbonnier mi aveva accompagnato per la prima volta sulle rive del Rodano a La Roche de Glun, un paesino sperduto nei dintorni di Valence, dove possedeva una piccola bicocca.

 

Dovete sapere che La Roche de Glun ha una particolare caratteristica geografica: quella di stendersi lungo una delle curve del Rodano. In quella curva si fermavano spesso i cadaveri degli annegati portati dalla corrente. Il sindaco si sentiva obbligato di far seppellire i cadaveri a spese della municipalità, ma le spese diventavano con il tempo difficili da assumere per la piccola comunità. Allora incaricò un bracconiere, tale Darone, di trasportare i cadaveri degli annegati fino al paesino situato sull’altra riva del fiume. Ma Darone, una notte, fu colto in flagrante delitto e tra i due paesini fu la guerra.

 

Avevamo conosciuto questo bracconiere, un tipo incredibile, del quale potrei parlarvi durante svariate ore. Era un pirata. Si recava al fiume all’alba per pescare con il giacchio ed altri utensili vietati, ma mai con la dinamite. Ci ha raccontato la sua vita, trascorsa in parte in prigione: all’epoca non si scherzava impunemente con i delitti legati alla pesca. Uno dei suoi mestieri era quello di insegnare agli ex-galeotti come intrecciare dei panieri di vimini. Ce n’erano sempre cinque o sei attorno a lui, insieme a sua figlia… capito la situazione? Altre persone del paese venivano a trovarla. Insomma, una corte degna di questo nome.

 

Il personaggio ci aveva talmente sedotto che volevamo realizzare, insieme a Pierre Charbonnier, Una giornata di Darone. Senza scrivere la sceneggiatura ci pensavamo senza sosta. Un giorno, Jean Wiener, che era un mio amico, mi presentò un amministratore di Pathé, diciamo il playboy della casa, tale Simon Cerf. In seguito ha avuto diversi problemi, tra i quali un fallimento, ma io l’ho sempre trovato simpatico. Gli ho raccontato il soggetto della nostra idea e lui mi ha detto: “E quanto costerebbe questa storia?”. Io gli ho risposto che potevo realizzare il film (cinque o seicento metri di pellicola) se avesse messo trentamila franchi francesi di tasca sua. Nel 1935, erano un sacco di soldi (più di quindicimila euro di oggi). Per un debuttante si trattava di un’occasione formidabile ed inaspettata.

 

Allora ho realizzato il film e Cerf è stato ricompensato, perché Les Pirates du Rhône ha avuto un grande successo ed è stato acquistato un po’ ovunque, persino in Svizzera!

 

Forse il testo era più importante delle immagini, è possibile. Oggi non lo rifarei nello stesso modo. Ma era la prima volta che un film del genere veniva consacrato ad un personaggio come Darone.

 

Durante un mese, l’abbiamo seguito e filmato ovunque andasse, poi abbiamo montato il film in un modo veramente originale per l’epoca. I documentari del tempo erano essenzialmente delle presentazioni compassate del Mont Saint-Michel o di altre curiosità architettoniche.

 

C’era anche una scena di pesca notturna alla dinamite. In realtà non avevamo della dinamite, e neanche del pesce, se è per questo! Avevo comprato dei naselli al mercato; li gettavamo nell’acqua e, girandoli al contrario, li vedevamo risalire alla superficie. Nessuno si è mai reso conto di niente, fino a quando Florent Fels, un direttore di un giornale, che era, come il nostro amico Tavernier, un vero buongustaio, un giorno, seduto accanto a me, improvvisamente si esclama: “Bastardi, erano dei naselli!”.

Estratto da La Suite à l’écran
Colloqui con Jean Aurenche
Ed. Institut Lumière / Actes Sud

 

La collezione



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